|
E' ancora troppo presto (Dolci è morto il 30 dicembre
1997) perché sia possibile produrre una indagine storiografica approfondita
sui rapporti tra Danilo Dolci, le sue teorie e azioni di trasformazione
sociale (specialmente nei paesi delle valli dello Iato e del Belice).
e il movimento anarchico. Tuttavia alcuni punti si possono fin da
ora fissare, tra i quali non va taciuto, per cercare di interpretarlo
criticamente, il reciproco disinteresse degli ultimi vent'anni. Il
che non significa che Dolci abbia nel frattempo modificato radicalmente
il proprio approccio sociale ed educativo. profondamente "libertario",
così come dimostra anche in tempi recenti la lista dei suoi collaboratori
esteri (valgano per tutti i nomi di Chomsky,Galtung e Freire).
E' proprio nell'apporto dei collaboratori - "collaboratori autonomi"
li chiamava - all'attività e alla sperimentazione dolciana che va
individuato il suo maggior motivo di continuità con gli anarchici
e i libertari. Quando nel 1952 Dolci abbandona il Nord natio per iniziare
a Trappeto, presso Palermo, la costruzione dal basso di un movimento
autogestito, volto al cambiamento delle misere condizioni di vita
della popolazione locale, troverà ben presto al proprio fianco Lamberto
Borghi, appena rientrato dall'America e insegnante nell'ateneo palermitano.
Sarà Borghi a inaugurare l'università popolare e la biblioteca del
Borgo di Trappeto e a influenzare in maniera decisiva l'evoluzione
del pensiero dolciano verso l'autoanalisi e la maieutica. Altro apporto
considerevole, agli inizi degli anni sessanta, venne da Carlo Doglio,
anch'egli chiamato poi a insegnare a Palermo, che aderì al movimento
dolciano (tanto da trasferirsi a Partinico e affiancare Dolci in alcuni
cicli di conferenze tenuti in Sicilia e nel continente)imprimendovi
gran parte della propria visione urbanistica.
Ma i casi di Borghi e di Doglio non sono isolati. Tra di loro e in
mezzo ai digiuni, alle marce e alle altre iniziative popolari nella
Sicilia occidentale, troviamo militanti e pensatori anarchici e libertari
che, senza rumore o porre cappelli ideologici, daranno un notevole
contributo al movimento dolciano ricevendone a loro volta potenti
stimoli alla riflessione e all'azione. Tra questi, in particolare,
i redattori e collaboratori dell' "Agitazione del Sud",
il mensile degli anarchici siciliani che aveva sede a Palermo (ebbero
rapporti con Dolci soprattutto Gianni Diecidue, Rolando Certa e il
direttore del giornale, Piero Riggio), e i membri dell' "Antigruppo"
poetico (Vincenzo Di Maria e Santo Cali tra tutti) che nelle opere
di Dolci e di Franco Alasia, suo decennale collaboratore al Centro
Studi, avevano trovato motivo di ispirazione e di coagulo.
Dell'ampia simpatia nutrita nei confronti di Danilo Dolci dagli ambienti
anarchici italiani, e siciliani in particolare, sono testimonianza
i numerosi articoli apparsi sulla stampa anarchica. Il processo per
lo "sciopero alla rovescia del 1956 (centinaia di disoccupati
di Partinico e dei comuni limitrofi avevano protestato contro la mancanza
di lavoro iniziando a sistemare una vecchia "trazzera" impraticabile:
ne era seguito l'arresto e il processo di Dolci e di sei sindacalisti),
ad esempio, suggerì a "Umanità Nova" del 12 febbraio 1956
il seguente titolo a sensazione (caratteri cubitali in prima pagina):
"VENOSA, PARTINICO - TRAPPETO - STATI D'ASSEDIO CIRCOlANTI -
L'INVERNO FLAGELLA LE (CATAPECCHIE - IL CARNEVALE RIDA' DIGNITÀ ALLE
MASCHERE - QUARANT'ANNI FA PER UN "CASO DOLCI" GIOLITTI
SAREBBE SAREBBE SCAPPATO SOTTO LA BUFERA DI UNO SCIOPERO GENERALE
NAZIONALE TRAVOLGENTE". Seguiva l'editoriale di L.Catanelli (E'
proibito fare del bene), illustrato da una vignetta di Camerini (Lupi
infami e lupi in fame) e da una fotografia di Dolci. Non da meno furono
"11 Libertario" dell'11 febbraio 1956, che reca sempre in
prima pagina un bell'articolo di Mario Mantovani (Lo scandaloso
arresto di Danilo Dolci. Manette piombo e... libri per il Meridione
affamato), e il "Seme anarchico" del Marzo 1956, con
un articolo di Guido Ceronetti (Il processo di Danilo Dolci). Questi
ultimi due articoli pongono per la prima volta (con più forza, ai
dire il vero, Mario Mantovani) la questione del rapporto tra Dolci
e gli anarchici ("Dolci ... un simbolo ed un apostolo lo è anche
per noi, anarchici"). Tale questione emergerà prepotentemente
alla fine del 1959 per merito di Gioviuma Berneri e di alcuni suoi
articoli elogiativi apparsi su "Volontà". Vi aveva replicato
Lodovico Rossi nel "Bollettino Interno" della F.A.I. del
gennaio 1960, mettendo in guardia da possibili "adulterazioni"
dell'anarchismo insite nell'esperimento dolciano. La messa a punto
di Giovanna Berneri (Lavorare è più efficace che discutere) apparirà
nel successivo numero del "Bollettino Interno" e sarà ripresa
significativamente dall' "Adunata dei Refrattari" di New
York del marzo 1960.
"Da sempre diciamo - scriveva Giovanna Bemeri - che il processo
di elevazione dei popolo deve incominciare dai basso, chiamando tutti
a collaborare a tutte le attività sociali, e che solo trattando gli
uomini in questo modo, essi acquisteranno esperienza, senso di responsabilità
e capacità di fare. Arriveranno cioè, a fare a meno dei politici,
dei padroni e dei governanti.
Ebbene, tutto questo è stato fatto da D. Dolci Con i lavoratori si
è messo a tracciare strade. a costruire scuole. a vedere quali sono
le risorse del terreno, localmente, per eliminare lo disoccupazione,
per trovare un mezzo dignitoso di vivere, col lavoro.
Non c'e da entusiasmarsi per tutto questo! Che egli lo faccia partendo
da premesse che non sono le nostre non toglie niente al valore dell'opera.
E' il metodo che è buono e che suggerisce insegnamenti anche a noi.
Non dobbiamo pensare che tutti i problemi sì risolvano, con la rivoluzione...
Se le rivoluzioni scoppiano ed i problemi sono posti solo da uomini
che appartengono a questo o quel partito certo che la rivoluzione
sarà in favore di chi fa e non di chi. avendo predicato che cos'è
e come deve essere inteso l`anarchismo, non sì è mai accostato a problemi
con la volontà di trovarne una soluzione libenaria (...)
C'è da rimpiangere che noi non abbiamo i mezzi per metterci anche
noi a lavorare in qualche angolo di quest`Italia per affrontare i
problemi in concreto anziché discutere su degli astrattismi".
Un sostegno a tali argomentazioni proveniva da Ginevra, dove Dolci
aveva seguaci e sostenitori anche tra gli anarchici. In un articolo
del "Risveglio anarchico", dal titolo capitiniano Rivoluzione
aperta in Sicilia, del novembre 1959, Vico (Pietro Ferrua) precisava:
non vogliamo appropriarci Danilo; anche se il suo lavoro non può lasciarci
indifferenti, anche se i suoi postulati non possiamo non accettarli,
non riconoscerli come nostri, non arriveremo a dire "Danilo è
anarchico" No, egli è di più, non ha etichetta (lasciamo ai poliziotti
la cura di archiviare cervelli e cuori alla stessa stregua di impronte
digitali, appartiene a tutti o a nessuno. Meglio così, un colore politico
qualunque comprometterebbe il suo agire. Stando così può canalizzare
le simpatie e gli sforzi di tutti (...) Si tratta appunto di unire
l'umanità e non di dividerla, di trovare un comun denominatore e perché
questo non potrebbe esser lui?
Danilo non è anarchico; "accusato" di esser tale da giudici
e da politicanti, ha risposto (cedendo anche lui alle lungagini stereotipate
che ci si fa dell'anarchico) di esser troppo positivo e costruttore
per poter esser anarchico. Speriamo di poterlo convincere che non
siamo quei negatori assoluti a cui pensava, a meno che non se ne sia
già accorto...
I (suoi) metodi ineccepibili per un anarchico, ripetiamolo solidarietà,
sciopero alla rovescia, non collaborazione coi male (governo, polizia,
mafia), digiuno, azione diretta, sacrificio personale, decentralismo,
federalismo, disubbidienza (...)".
L'articolo si concludeva con un invito: "Come aiutarlo? Soldi
ne abbiamo pochi, noi; ma possiamo intervenire altrimenti: invio di
volontari e di tecnici, propaganda, creazione di centri da unire federativamente
tra di loro, studio dell'esperienza e, perché no, applicazione altrove".
In effetti, negli anni successivi - almeno fino al 1969 - sembrò che
Danilo Dolci cambiasse idea nei confronti degli anarchici, così come
aveva preconizzato Vico. Per quanto riguarda la stampa ricordiamo
un suo importante articolo, apparso su "Umanità Nova" del
3 settembre 1961 (La miseria in Sicilia. Dove Cristo non è arrivato),
e gli Appelli, i Comunicati, le Relazioni pubblicati ininterrottamente
"dall'Agitazione del Sud". I redattori del giornale siciliano,
infatti, non avevano aspettato il risolversi della querelle relativa
all'anarchismo di Dolci per seguirne e pubblicizzarne le iniziative.
Lo stesso primo numero della "Agitazione del Sud", del marzo
1957, recava una entusiastica recensione del libro di Dolci Inchiesta
a Palermo. Successivamente vennero pubblicate sul giornale, tra
l'altro, le descrizioni degli "incontri" avuti con Dolci
e alcuni dei suoi collaboratori da parte di redattori e corrispondenti
del giornale (Incontro con Danilo Dolci, di Michele Corsentino. corrispondenza
da Londra del dicembre 1958; La parola di D. Dolci e C. Doglio, resoconto
di Gidie (Gianni Diecidue) della conferenza tenuta a Castelvetrano
il 18 giugno 1961; Contro lo spreco!, cronaca di Mario La Perla della
conferenza tenuta da Dolci e Doglio a Ragusa il 10 maggio 1961; Incontro
con Dolci, Levi e Treccani a Santa Margherita Belice, di Rolando Certa,
nel maggio 1967; Convegno o Santa Ninfa, organizzato da Carlo Doglio
il 2 giugno 1962, resoconto di Luigi Li Causi). Particolarmente interessanti,
perché ne sintetizzavano efficacemente il pensiero, alcuni scritti
di Dolci, come le Riflessioni sull'attività del centro di Partinico
(relazione all'lnternational Liaison Committee of Organisations for
Peace di Basilea, 19-20 agosto 1960), apparse a puntate nei numeri
di dicembre 1961 e febbraio 1962, e Difficoltà di sviluppo e nuove
iniziative nella Sicilia occidentale (relazione tenuta all' Università
di Yale il 9 marzo 1961), pubblicata nel numero del giugno 1962. Di
grande valore documentario sono poi le cronache dei digiuni, delle
marce, specialmente la grande marcia del 1967. "Per la Sicilia
occidentale e per un nuovo mondo", seguita da corrispondenti
in "presa diretta", e infine delle lotte post-terremoto
del Belice.
A partire dal 1968. stranamente, le notizie che riguardano Dolci si
fanno sulla stampa anarchica sempre più rade e insignificanti. L'ultima,
di un certo interesse per l'anarchismo siciliano, riguarda la costituzione
a Catania, negli ultimi mesi del 1968, da parte di giovani e vecchi
anarchici di un "Centro studi sulla nonviolenza, imbevuto di
ideali dolciani, da cui scaturiranno negli anni successivi i gruppi
anarchici che animeranno il panorama sociale catanese.
Natale Musarra
COMUNICATO
L'Archivio Storico degli Anarchici Siciliani, con
la collaborazione del Centro Studi e Iniziative per uno Sviluppo Creativo
di Partinico, ha in fase di ultimazione una Mostra Documentaria Itinerante
sulla vicenda umana ed educativa di Danilo Dolci (il titolo della
mostra è: "Danilo Dolci, una vita scoperta intensamente").
I compagni e gruppi che fossero interessati ad allestire la mostra
nelle loro località (in "moduli" da minimo 30 a massimo
60 pannelli formato 1m. x 70cm) possono farne richiesta, per prenotazione,
alla redazione di "Sicilia Libertaria" o presso N.Musarra
(tel.0957131275).
|