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SOLO tre righe e due qualifiche (sociologo e
poeta) per Danilo Dolci sulla Garzantina. Su un'enciclopedia del Nord Europa
trovereste ben più. Magari questa frase di Erich Fromm: «Se la
maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse cosi cieca
davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è».
L'Italia ufficiale non ama i suoi figli migliori (vedi Dario Fo), figuriamoci
un sovversivo gandhiano che nel '52 lascia la carriera d'architetto
per andare in Sicilia a lottare contro mafia, ingiustizia
la Dc.
Si tengono oggi nella sua Partinico i funerali di Dolci, stroncato da un
infarto a 73 anni. Triestino d'origine, nel '46 va a Nomadelfia, «la città
dei ragazzi» fondata da don Zeno Saltini. Ci rimane un anno e mezzo, poi
sente il richiamo della Sicilia: «I giornali scrivevano che erano tutti
criminali. Lo Stato invece d'aiutare 1'isola a crescere economicamente
mandava 1'esercito. Io ho scelto un altro approccio: mi sono messo a lavorare
con loro, a parlare, a fare domande per capire un mondo che nessuno si
sforzava d'ascoltare».
E' Dolci – con Aldo Capitini – a sperimentare in Italia le tecniche
nonviolente: digiuni individuali (il primo nel '52 per denunciare la morte
d'un bimbo per fame) e poi di massa, scioperi a rovescia (nel '56 passa anche
due mesi in carcere), L'organizzazione dal basso, 1'obiezione di coscienza.
Accusa apertamente i tre boss della Dc siciliana (Volpe, Gioia e Mattarella).
Con processi-farsa i tribunali lo condannano ma le sue denunce aiutano a
capire 1'intreccio fra potere e mafia e a ottenere le prime vittorie e toglie
ai mafiosi il controllo dell'acqua. Se ne trova traccia in Banditi a
Partinico, Inchiesta a Palermo, Spreco, Conversazioni, Chi gioca solo,
libri doppiamente scandalosi: per i contenuti (la disoccupazione, il
valore dei rifiuti, il sistema clientelare, 1'auto-educarsi) e per il metodo
maieutico.
Nel '58 fonda a Partinico il «Centro studi e iniziative per la piena
occupazione» (un concetto allora tabù in Italia) e si formano gruppi di
sostegno in Svizzera, Inghilterra, Germania e in tutto il Nord Europa. Più
volte candidato al Nobel della pace ottiene il premio Lenin per la pace (nel
'58), lo svedese premio Socrate (nel '70) e ancora nel 1989 il premio
intitolato a Gandhi. Fin dagli anni '50 in Italia parte invece la campagna di
calunnie che lo accompagnerà tutta la vita: nel '54 Il Giorno invia
Giorgio Bocca a Partinico per verificare se sia vero (non lo è) che «1'amico
dei poveri» se la spassa con i denari delle collette; nel '56 un gruppo di
signore «progressiste» cerca di bloccare a Torino un vagone carico di aiuti
accusando Dolci di avere troppi figli (ne ebbe 7 in effetti in due matrimoni,
più i 5 della prima moglie). Nel gennaio '68 il terremoto del Belice lo trova
in prima fila negli aiuti immediati come nell'organizzare la protesta
(compreso il blocco di Montecitorio con i terremotati). Nel marzo '70 inventa
anche la radio-libera di Partinico (parte dei testi saranno poi pubblicati in
Il limone lunare) : la polizia interviene e partono nuove
denunce.
Diritto al lavoro e scuola, lotta all'ingiustizia e alla disinformazione
restano per tutti gli anni '70 e '80 al centro del lavoro siciliano di
Dolci. Nella scrittura il suo impegno esce dalla Sicilia. In Verso un
mondo nuovo, a esempio, dialoga con 1'anti-utopia di Aldous Huxley (suo
amico ed estimatore come Piaget e Fromm) e il suo insopprimibile bisogno di
comunicare lo fa poeta (Il dio delle zecche, Creatura di creature e Palpitare
di nessi. Nell'ultimo decennio cresce il suo lavoro di sperimentazione
didattica. Fra gli ultimi libri Sorgente e progetto (Rubbettino), Dal
trasmettere al comunicare (Sonda) Gente semplice (Camunia) Variazioni
sul tema comunicare (co-edizione Jaca Book e Qualecultura).
Qualcuno si stupirà di quanto poco in Italia si sia parlato di lui,
soprattutto negli ultimi 20 anni. Era scomodo e coerente, due terribili
qualità per 1'inganno dei massmedia. Ad esempio, in una bellissima intervista
(in Mosaico di pace del luglio '91) sul sistema clientelare
mafioso-legale criticò persino gli amici e i metodi di Falcone, allora
sul pennone piu alto. Con la tipica ipocrisia dedicata ai morti per qualche
giorno se ne farà un santo. Non lo era ma sicuramente è stato un grande,
coraggioso (a volte litigioso anche con gli amici; aveva i suoi difetti),
maestro di coerenza, azione e semplicità.
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