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IL CORRIERE ETNEO
Aprile 2001
Diciannovesima pagina
Una mostra su Danilo Dolci al Centro sociale
“Auro”
“Per riuscire a costruire un nuovo mondo di pace,
occorre il coraggio, lo slancio di mettersi col nuovo per scomodo e
pericoloso che possa essere, o sembrare, il buttarsi in imprese più grandi di
noi”.
Questo uno dei messaggi, riguardo la pace, lanciati dallo scrittore Danilo
Dolci.
Sulla sua figura è stata organizzata una mostra a Catania, all’interno del
Centro sociale “Auro”.
L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Studi e iniziative per uno
sviluppo creativo di Partitico (fondato da Dolci), dall’archivio Storico
degli Anarchici Siciliani di Ragusa con la collaborazione del Museo per la
Pace di Paternò.
La mostra consta di 34 pannelli che riportano immagini dello scrittore e
poeta triestino, alcuni suoi testi, le riproduzioni dei quadri che i suoi amici
pittori (Garigliano, Milluzzo, Guttuso) vendettero per finanziare la sua
attività, ritagli di giornali storici del movimento anarchico quali
“Risveglio anarchico, “Agitazione del Sud”, “Il libertario”, “Umanità nuova”
e “Seme anarchico” e le lettere programmatiche che Dolci spediva e riceveva.
Il curatore della mostra, Natale Musarra, ha illustrato la figura dell’autore
parlandone come dell’ideatore di un sistema di vita sociale che non fa
riferimento né al capitalismo occidentale né al comunismo sovietico bensì di
un sistema che parte dal basso, dalla volontà popolare che, gli uomini
politici devono rispettare, quello dei comitati popolari.
Dolci ha messo in pratica le sue idee nella Sicilia occidentale, a Partitico
e a Tappeto. La scelta dell’isola derivò dalla meraviglia che il mare di
Sicilia ed i siti archeologici di Segesta e Selinunte provocarono in lui.
La sua idea di non-violenza, ricavata dalla conoscenza di Aldo Capitini,
fondatore del movimento italiano per la non-violenza, lo vide, nel 1943, “renitente
alla leva” poiché la sua coscienza gli impediva di uccidere.
Da pochi anni a questa parte uscirà “L’ascesa della felicità”, un volume di
riflessioni su una più nitida e profonda esistenza.
La sua personale ricerca di unificare vita e coscienza lo riportò in Sicilia
nel 1952, a Trappeto, dove iniziò il suo primo digiuno affinché le autorità
intervenissero per dare lavoro alla cittadinanza.
Un figura immersa sin dalla gioventù nei dolorosi problemi sociali della
Sicilia: il lavoro, l’acqua, la terra, la mafia.
Una figura dal valore morale elevatissimo riconosciuto in tutta Italia: Dolci
nel 1958 venne arrestato durante lo “sciopero alla rovescia” di Partitico ma
subito scarcerato perché “i moventi erano di particolare valore morale”.
La sua dedizione alla lotta in difesa dei diritti civili dell’uomo lo ha
portato a scrivere numerosi testi di altissimo valore socio-culturale che gli
consentono di vincere il “Premio Lenin per la pace” nel 1958. Con questi
soldi fondò il Centro Studi di Partitico che divenne il punto di lancio della
“nuova società”, che divenne la generazione del ’68.
All’interno del Centro Sociale “Auro” è stata organizzata anche la proiezione
del film “Terra dell’uomo” (una sorta di documentario intervista a Danilo
Dolci) per la regia di Gianfranco Mingozzi. E’ stato quest’ultimo ad
autorizzarne la visione poiché l’opera, di proprietà di Raitre, non è mai
stata trasmessa in tv.
G.B.F.-G.S.
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