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Danilo Dolci
è chiuso nella famigerata prigione palermitana dell’Ucciardone dal 2
febbraio. Vi è chiuso con cinque compagni che presero parte la mattina di quel
giorno insieme con alcune centinaia di braccianti di Partinico al tentativo
di aggiustare una quasi impraticabile strada di campagna nell’immediata
periferia di quel comune. Le autorità di polizia hanno accusato Dolci e i
compagni di avere effettuato una "manifestazione sediziosa", di
essersi resi colpevoli di "reati di resistenza e di oltraggio alla forza
pubblica", di "abusiva conduzione di lavori sul suolo
pubblico", di "rifiuto all’ordine di scioglimento", e altri
simili gravi infrazioni alla legge.
L’arresto di Dolci è stato un insulto alla coscienza pubblica e ha sollevato
in tutto il Paese una vera ondata di indignazione di protesta. Ha suscitato
la "questione morale"contro i metodi impiegati dal governo per far
fronte alla implacabile inquietudine delle classi contadine meridionali
causata da una intollerabile situazione di miseria e di abbandono.
Con la sua azione, assecondata involontariamente dalla polizia e dal governo,
Danilo Dolci è riuscito a far convergere gli occhi di tutta Italia su Partinico,
sulle Spine Sante, sul Vallone di Trappeto.
La sconfitta della polizia e del governo è resa evidente dal fatto di avere
voluto fare apparire come un "agitatore"e come un violente Danilo
Dolci che, con mezzi non violenti, metteva in rilievo la violenza della
situazione esistente non soltanto a Partinico, ma in gran parte del
Mezzogiorno. E’ un fatto importante che solidali con Danilo si siano
dichiarati, subito dopo il suo arresto, non soltanto elementi di sinistra,
non soltanto uomini politici, ma intellettuali di ogni tendenza e persone
rispettate dal tutto il Paese, pronte a fare garanzia che l’azione di Dolci
non era un’azione di parte, ma una difesa di lesa umanità e una
manifestazione di amore e di giustizia. Salvemini con alcuni amici del Mezzogiorno
telegrafava a Palermo che "l’episodio di questi giorni deve chiudersi
nell’unico modo possibile, ossia nel riconoscimento dell’errore da parte
dell’autorità, nel futuro maggiore rispetto di tutti per la sua attività e
nell’immediato avvio – come è possibile e doveroso – di un concreto programma
per la risoluzione dei problemi che egli ha denunciato".
L’attività di Dolci e il suo arresto sono importanti soprattutto per avere
messo in rilievo tre fatti, due dei quali almeno hanno un valore positivo. In
primo luogo Danilo Dolci è riuscito a far toccare con mano a tanti che non
conoscevano con evidenza di immagini le condizioni del Mezzogiorno, non
soltanto una realtà indegna di un popolo civile e che invoca una urgente
opera di trasformazione, ma una popolazione umanissima, capace di opere di
dedizione, pronta a partecipare a forme avanzatissime di vita sociale, a
metodi di non violenza, piena di un buon senso e atta a esprimersi in maniera
efficace, articolata, poetica, come rilevano i documenti riportati da Dolci
nel suo ultimo libro.
Il secondo fatto importante è l’incontro reso possibile dall’opera di Danilo
tra i contadini e i pescatori di Trappeto e Partinico e gli intellettuali di
tutte le parti d’Italia, un contatto diretto che ha fatto crollare d’un
tratto barriere secolari.
Il terzo fatto è la dimostrazione dell’attardarsi del governo in un
atteggiamento condannato in partenza dalla coscienza civile; la dimostrazione
della inferiorità civile e umana dei restauratori dell’ordine di fronte a
coloro che sono accusati di sovvertirlo. Questa messa in stato di accusa
della polizia, questa palese carenza delle autorità centrali e periferiche
risultano dall’opera di Danilo e dal suo arresto. Se la concreta
partecipazione all’opera iniziata da Danilo Dolci di nuove forze di tutte il
paese sarà il risultato del suo esempio, se da esso scaturirà uno studio
appassionato della situazione in cui vivono milioni di persone in Italia, se
ne verrà soprattutto quello che Dolci ha sempre richiesto, che l’interessamento
per i bimbi e i grandi di Trappeto e Partinico sia non di curiosi o di
studiosi, ma di parti in causa. Danilo all’Ucciardone non avrà sofferto
inutilmente. Avrà dato una voce efficacemente potente e l’avvio a un metodo
nuovo di risolvere i più gravi problemi.
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