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Danilo proveniva da una famiglia modesta del
Nord-Italia. Il padre lavorava nelle ferrovie ed era stato capostazione a
Trappeto, il paesino in Sicilia, in provincia di Palermo, dove Danilo avrebbe
deciso di tornare, per le immagini di estrema miseria del paese che gli erano
rimaste fin da bambino.
Compiuti gli studi superiori a Milano, si iscrive alla
facoltà di Architettura. Ma non finirà gli studi per una crisi personale che
lo porterà ad unirsi alla comunità di Nomadelfia e a lavorare con don Zeno,
nell'accoglienza ai bambini privi di genitori. Dopo qualche anno si stacca
dalla comunità per andare a vivere, invece, nella Sicilia più povera, in quel
paesino appunto in cui era stato da bambino. Lì comincia a tentare percorsi
per creare occasioni di lavoro e superare lo stato di disoccupazione della
zona, organizzando, dopo qualche anno, nel paese più vicino, cioè a
Partinico, il "Centro Studi ed Iniziative per la Piena Occupazione"
e per far conoscere le condizioni di vita di quella zona al pubblico italiano
e straniero. Sono di quel periodo alcuni dei suoi libri più famosi: Fare
presto e bene perché si muore, Banditi a Partinico ed Inchiesta a
Palermo. Sposa Vincenzina, una vedova povera con cinque figli, e da lei
ne avrà altrettanti. Vince il premio Lenin per la Pace che gli ha permesso di
dare maggior impulso al suo lavoro. Ma l'azione che avrebbe reso la sua
attività nota in tutto il mondo era stata fatta qualche anno prima, quando
aveva organizzato uno sciopero alla rovescia, nel corso del quale Danilo
stesso e qualche centinaio di contadini della zona, avevano occupato una
vecchia "trazzera" (strada vicinale tra i campi) e avevano
cominciato ad aggiustarla, per mettere in evidenza il fatto che i lavori da
eseguire da parte della collettività erano tanti e che i contadini avevano
diritto a lavorare, diritto riconosciuto loro anche dalla Costituzione
Italiana, all'art. 4. Molti di loro, per sottolineare il carattere di
protesta nonviolenta, avevano fatto anche un digiuno. La loro richiesta era
che lo Stato non si proponesse in Sicilia solo in funzione di poliziotto, ma
piuttosto, col volto di assistente sociale e di aiuto allo sviluppo. Nel
primo dei suoi libri su citati, egli confronta il numero dei molti poliziotti
presenti in quei paesi e i pochissimi, se non del tutto inesistenti,
assistenti sociali o esperti di altre professioni per l'aiuto allo sviluppo.
Il processo che verrà intentato contro Danilo e i contadini, per occupazione
abusiva di suolo pubblico, servirà a far conoscere al mondo il suo lavoro e a
coalizzare intorno a lui tutti i più noti intellettuali italiani e stranieri,
tra cui i suoi stessi avvocati. Dal processo nasce un altro libro di una
certa notorietà, in quel periodo, Processo all'art. 4.
Nel corso delle sue ricerche Danilo aveva scoperto che,
per migliorare la situazione agricola ed economica della zona, era stato
fatto un progetto che, da molti anni, giaceva sepolto in qualche ufficio
ministeriale: una diga sul fiume Iato. Essa avrebbe permesso di creare un
bacino per irrigare i campi delle zone vicine, risolvendo così uno dei gravi
problemi della zona, dato che, a periodi brevi di forti piogge, che slavavano
il terreno, succedevano periodi lunghissimi di siccità che rendevano, a
propria volta, i terreni quasi improduttivi. Ma la mafia si era coalizzata
contro il progetto, perché temeva potesse rivoluzionare l'assetto
politico-economico della zona, e l'aveva fatto affossare. Le lotte di Danilo
e la notorietà che gli aveva portato il processo fecero riemergere il
progetto dal fondo dei cassetti stimolandone la realizzazione a cui Danilo
collaborò, con i fondi del premio per la pace e di tanti comitati di amici
nati in Italia e all'estero, organizzando in varie zone servizi di assistenza
agricola che dovevano aiutare i contadini a passare da un'agricoltura senza
acqua ad una che sfruttasse i benefici dell'acqua incanalata. Fu in questa
occasione che Danilo ed i suoi collaboratori ebbero a che fare con la mafia,
ricevendo anche minacce. Importanti anche le lotte ed il digiuno nei
quartieri peggiori di Palermo, per denunciare lo stato di miseria (illustrato
anche in Inchiesta a Palermo) in cui gli abitanti erano costretti a
vivere, e per chiedere una politica della casa più coraggiosa. In seguito a
questo digiuno ed al lavoro fatto in uno dei cortili più famigerati, il
Cortile Cascino, questo verrà risanato.
Successivamente Danilo si è concentrato sugli aspetti
pedagogici ed ha portato alla creazione del Borgo di Dio (un centro di
formazione costruito a Trappeto secondo il progetto dell'architetto De Carlo)
e di una scuola sperimentale in cui Dolci ha cercato di portare avanti una
pedagogia innovativa, basata sui principi della maieutica. Ma sarà a causa di
questa scuola che avrà i maggiori grattacapi. Gli insegnanti della scuola
infatti, probabilmente non pagati regolarmente per la difficoltà di trovare
fondi tra i sostenitori i quali, dopo il primo periodo di grande entusiasmo,
erano andati progressivamente diminuendo, si coalizzarono e gli intentarono
causa. La stampa italiana diede grande pubblicità a questo fatto, e Danilo,
di cui ormai non si parlava da molti anni, fu presentato al pubblico italiano
come sfruttatore e disonesto. Da allora, solo piccoli gruppi di insegnanti,
particolarmente impegnati, interessati alla sua metodologia, a loro nota
tramite i suoi libri, l'hanno chiamato a condurre seminari e incontri di
formazione. A peggiorare la fama di Danilo, almeno per l'opinione pubblica
del nostro Paese, è stato il fatto che egli lasciasse Vincenzina, la madre di
cinque suoi figli e decidesse di convivere con una giornalista svedese, da
cui avrebbe avuto altri due figli, ma che dopo qualche anno lo avrebbe
lasciato.
La salute di Danilo comincia a peggiorare per problemi di
diabete. Un arresto cardiaco ne provoca la morte a 73 anni.
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