a cura di Pennisi
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La tua concezione della poesia
aborre la vivisezione dei generi nella poetica tradizionale e maggiormente la
settorialità dei saperi nel processo della conoscenza scientifica. Sappiamo
dai tuoi libri come ti è necessario il contributo di civiltà ed esperienza
dei semplici, anche analfabeti. Mi puoi accennare ad una occasione o momento
storico in cui la poesia ha potuto coralmente concretarsi e manifestarsi? La vita, essenzialmente, è una. Poesia è
costruire vita coi più diversi modi e le più varie materie. Come parole,
musica e la danza per secoli si sono espresse insieme (e ancora talora sono
fuse, sovente pur nei giochi dei bambini in ogni regione del mondo) così in
certe zone in certi tempi si sono maturati collettivi capolavori. Venezia nel
seicento-settecento è indicativa. Al Ponte di Rialto, nel mercato di frutta e
verdura vi erano le ceste della musica: non si ascoltava, si faceva musica.
Vi erano 17 stamperie di musica, il canto e il flauto (dolce) diffusi nelle
case, ognuna bella a creare lo scenario di un campiello, e con gli altri
campielli una città miracolo: tra i musicisti eccelsi Vivaldi era tenuto per
contratto a comporre ogni due settimane, nuovo, un concerto; pittori e
scultori cercavano scoprire nuovi aspetti del vivere; gli esperti
all'Arsenale collaboravano con Galileo (che abitava nella vicina Padova) a
costruire lenti e telescopi per le ricerche, ovunque, nel profondo cielo, per
discoprire il cosmo. Galileo, stimato dalla gente "esimio potatore"
nel suo orto. Determinante al crescere di ogni arte, come anche in Firenze,
il contributo del popolo che andava in processione a celebrare il capolavoro
riconosciuto. A Venezia il linguaggio popolare non raramente ancora è
poetico. Questo è solo un esempio, pur eccelso. Anche oggi è possibile
ammirare i giardini buddisti nell'Oriente o gli odierni villaggi costruiti
poeticamente in Finlandia, a Toronto e anche altrove. Come si è sviluppata specificamente e
praticamente nel tempo la tua interazione-collaborazione con poeti, filosofi,
storici, biologi, scienziati, economisti, cultori della città, politici delle
più diverse estrazioni democratiche, semplici impegnati nella ricerca più
complessa, e in che misura è per te possibile una interdipendenza trasversale
del sapere? Come da Partinico si sia cercato di far crescere,
e ancora stia crescendo via via attorno in Sicilia, in Italia, nel
mondo, un vivo tessuto maieutico, pur molto acerbo ancora, so poco.
La coscienza della mia ignoranza promuovendo domande, ha certamente
suscitato ricerca in chi provava a rispondere. All'inizio, e pure
in seguito, in ogni ambiente. Talora chi cercava intensamente, riconoscendosi
nell'esperienza nostra scriveva (come Aldo Capitini), o veniva a trovarci
per sapere e per collaborare (come Aldous Huxley, Erich Fromm, Johan
Galtung, Tommaso Fiore, Carlo Levi, Bruno Zevi, Lucio Lombardo Radice,
Paolo Alatri, Lamberto Borghi, Gastone Canziani, Clotilde e Maurizio
Pontecorvo, Paolo Sylos Labini, Paulo Freire, George Friedman, Bogdan
Suchodolsky), o arrivava solidale se eravamo in pericolo (Franco Alasia,
Guido Calogero, Elio Vittorini, Norberto Bobbio, Piero Calamandrei,
Cesare Zavattini, Eric Descoeudres), o mi invitava nel suo laboratorio
per confrontare metodi e ipotesi (Noam Chomsky, Ross Waller, Gunnar
e Alva Myrdal, Joan Robison, Piero Sraffa, Denis Mac Smith, Mario
Luzi, Andrea Zanzotto, Lorenzo Milani, Andrea Canevaro, Luca Cavalli
Sforza, Leopold Senghor,
Scott Kennedy, Bertrand Russell, L'Abbè Pierre, Martin Niemö ller,
Jacques Vonèche con Jean Piaget, Lewis Mumford, Edward Kardely, il
Pandit Nehru). Per quanto ho potuto e saputo, ho cercato nel tempo
di connettere l'esperienza di questi straordinari eppure semplici
ricercatori, anche tra loro. Quali erano i nuclei dei comuni interessi?
Forse: - come valorizzare creature e ambienti; - come trovare le strutture autentiche, le più
valide al crescere comune; - come focalizzare il combinarsi dei sistemi
clientelari-mafiosi, violenti e parassitici; - come provare l'efficacia dei conflitti
nonviolenti. All'inizio venivano d'estate molti giovani per
sapere e anche ad aiutarci (Alberto Piazza, Guido Neppi Modena, Paolo
Ceccarelli, Vito Ferro, Alberto L'Abate, Raimondo Catalano) che ora sono
stimatissimi professori universitari o presidi di facoltà. Fondamentale, da oltre dieci anni, ci è stata la
continua e qualificata collaborazione di Germano Bonora da Agropoli, di Nino
Mangano dell'Università di Messina, degli amici svizzeri facenti capo al
gruppo di Basilea, e poi, via via, dei gruppi attivi di Palmi Calabro,
Lucca-Pisa, Acireale-Santa Venerina, Vignola-Modena, Parma-Collecchio,
Cortandone-Asti-Torino, Firenze-Prato, Calenzano-Firenze, Pontedera-Pisa,
Villanovaforru-Cagliari, Barga, Barcellona e Brolo, Rimini e San Marino. Nel frattempo tutte le iniziative promosse nella
Sicilia occidentale, soprattutto le cooperative, si sono autogestite (non ero
venuto in Sicilia per sostituirmi all'iniziativa locale) e sono sanamente
cresciute. Unici fallimenti, finora, le iniziative affidate alle istituzioni
(il Comune di Partinico e Trappeto). Ha l'impoetico della realtà odierna probabilità
di metamorfosi e assimilazione in una visione nuova del mondo anche per
l'aspetto civico-territoriale? Nei paesi e nelle cittadine che attorniano il
nostro Golfo di Castellammare si sta approfondendo un tentativo di
strutturazione organica per l'interessamento degli amministratori e dei
sindacalisti di tutta la zona, con l'apporto tecnico-scientifico di Giuseppe
Nobile. I più esperti sociologici e "cultori della città" nel mondo
ormai convengono sulla necessità di valorizzare strutture essenzialmente
maieutiche per ottenere la crescita più sana di territori e popoli. Bruno
Zevi ha condotto una battaglia lunga e complessa, artisticamente qualificata
e coraggiosa in questo ambito. (Si esprime paradossalmente, spesso? Ha
sostenuto un Pannella sempre più alla deriva? Sì, ma è pur stato
collaboratore intimo di Frank Loyd Wrigt, il maggiore architetto del secolo,
e fine interprete dei più autentici). Ervin Laszlo e Mauro Ceruti hanno
rilevato recentemente che, dal punto di vista della scienza della
complessità, "la struttura maieutica è semplicemente necessaria". Da anni ricerchi con educatori, poeti e
scienziati, promuovendo incontri e seminari in tutto il mondo (documentati in
"Comunicare, legge della vita", Lacaita 1995), come strutture e
processi maieutici esperiscono un nuovo modo di pensare e di rapportarsi agli
altri creativamente. Nell'epoca in cui dominio e trasmissione ci violentano
tentando disumanizzarci, credi possibile sensibilizzare ognuno alla urgente
esigenza di educarsi a comunicare e a concepire il progresso come integrato
con la valorizzazione ambientale, in un auspicabile rapporto poetico con il mondo?
E' interessante notare come le ormai cinque
edizioni di "Comunicare, legge della vita" ormai rappresentino
l'approfondirsi-ampliarsi di un fronte maieutico che, quando abbiamo avviato
16 anni fa l'iniziativa con Noam Chomsky, Paulo Freire e Mario Luzi, sembrava
del tutto utopica. La distinzione fra il potere e il dominio, il trasmettere
e il comunicare, la pratica e l'esperienza, da vari centri del mondo - sia
pure sempre troppo lentamente rispetto le tragedie in cui viviamo -, si avvia
a concretarsi sempre più nitidamente. Il maturare della conoscenza, della
coscienza del mondo, avviene lentamente: nella misura in cui la gente può
sperimentare, può svegliarsi a scegliere. E' difficile, ma non impossibile.
Si tratta nientemeno di smascherare e rovesciare le abitudini e i vizi
millenari del dominio verso le necessarie strutture maieutiche. Devo
confessare un rimpianto, un'autocritica. Poiché ho sempre pensato che
resistere alle difficoltà è arduo ma resistere al successo è molto più arduo,
in molti casi non ho alimentato, quasi per pudore, il corrispondere con
persone che pur molto contribuivano al riconoscimento del nostro, del mio
lavoro. E ora quasi con rimorso penso a loro: Paolo Alatri, ad esempio,
Giancarlo Vigorelli, Aldo Visalberghi, Carlo Bo, Giacomo Manzù, Bruno Munari,
Jerre Mangione. Ma soprattutto a Romano Bilenchi, Italo Calvino , Norman
Cousins, Zeth Abrahamsson, Ignazio Silone. |