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Prima sì, era andato a scuola,
e come veniva dalla scuola se ne veniva in campagna. Giocava, guardava, vedeva
quello che facevo io, e cominciava a assaggiare le mammelle delle vacche, poi
m’hanno messo dentro con l’associazione Mori, e lui si è dedicato per forza a
stare in campagna. Dormiva sulla paglia, sul fieno. Combatteva con le vacche
[…] Ero gabelloto del feudo Drago, ma non di tutto il feudo, di una parte.
Quando mi hanno messo dentro, restò quel bambino solo, era il maggiore di
tutti , aveva undici anni quando dovette restare solo Placido. Gli abbiamo
messo questo nome perché mio padre si chiamava Placido. Placido Rizzotto di
Carmelo.
Io ero all’Ucciardone. […] Mi scriveva : "Caro padre gli animali sono
buoni; quando se ne parla a venderne ?" e poi è venuto a colloquio,
all’Ucciardone, si è mettuto a piangere quando mi ha visto la prima volta.
Piangeva, cosa poteva dire? Piangeva per me e per lui. [...] Era un viso
femminile, bambino, non era un viso ordinario, un viso piuttosto fino.
La prima volta l’ho (ri)visto dopo ventiquattro mesi, che ci avevano portato
in provincia di Livorno. [...] Era più grandetto, cambiamenti di sofferenze
di campagna ci aveva, cambiamenti rustici, capelli lunghi, l’ossatura era più
robusta è [...] prima era più bianco, poi era andato alla campagna, parte dal
freddo, parte dal caldo. Quando andava a scuola aveva i pantaloni corti, e lì
l’ho rivisto coi pantaloni lunghi. Un quarto d’ora , ma con gli sportelli di
ferro, e la rete e la guardia che assisteva[...] E sono passati quattro anni
e sette giorni. Quando sono uscito l’ho trovato più grandotto [...] Anche lui
era strapazzato, non lui solo, ma tutta la famiglia, una famiglia di otto,
con cinque figlie femmine tutte più piccole di Placido, mia moglie e Nino,
pure più piccolo di Placido.
Poi lavorava con me. Abbiamo venduto gli animali e lavorava con me per fare
il frumento. Li abbiamo venduti per il bisogno e per non avere più contatti
con quella gente che non si voleva fare li fatti suoi. La galera ci da
pensieri migliori a uno […].
Sempre così fino a ventisei anni, quando è stato richiamato per la guerra. Lo
portarono in Carnia, e passò caporale, caporal maggiore e si congedò
sergente, che poi ci fu la sconfitta, che so io, e venne vestito in borghese,
non da militare
[…] Parlava di fatti politici, di queste cose, che so io […] ogni tanto era
chiamato a Palermo, cominciò a svolgere il fatto politico, e così via via,
successe che si è fatto presidente dei reduci e combattenti dell’ ANPI,
segretario della Camera del Lavoro di Corleone e presidente della commissione
della Madonna della Rocca per farci la festa all’ultima domenica di agosto
[…] Si faceva rispettare da tutti, era benvoluto da tutti. Solo da quelle
canaglie che si erano arricchite con la guerra non era benvoluto […] erano
gente dell’alta mafia, che conferivano anche con la questura e con la
magistratura, e siccome si erano arricchiti con la guerra, e allora cominciò
a svolgere quest’affare di sindacalista a favore del popolo […].
Quello che mi interessa a me è la sera del 10 marzo del ’48. L’aspettavo in
casa, mi ero ritirato dalla campagna, mia moglie faceva la minestra, e lui si
è ritirato, faceva freddo quella sera e io mi ero messo vicino al braciere.
E’ venuto lui a pigliare il cappotto che faceva freddo. E io gli dissi :
"Dove vai che tra un momento dobbiamo mangiare ?"
"Un momento e vengo" [...].
Questa fu l’uscita. Aveva 33 anni e 70 giorni. Aspettavo, aspettavo e non
veniva mai. E non venne più.
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