Danilo Dolci:
Biografia
(Tratto dal sito: www.romacivica.net/anpiroma/larepubblica)
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Nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924 da
Enrico, impiegato nelle Ferrovie dello Stato e da Meli Kontely, di origine
slava. Studia in Lombardia diplomandosi presso il Liceo Artistico di Breva ed
iscrivendosi successivamente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di
Milano. Sposa Vincenzina, una vedova povera con cinque
figli, e da lei ne avrà altrettanti (tra cui Cielo, che diventerà più tardi
uno dei più noti suonatori italiani di flauto dolce, Libera, poi insegnante
di scuola materna e Amico). Nell’area dei comuni che si affacciano sul Golfo
di Castellammare, vicino a Palermo, nel corso degli anni ’50 e ’60, svolge
un’attiva opera di intervento sociale per il riscatto delle società locali
dalle condizioni di miseria e l’avvio di un’esperienza di sviluppo endogeno
orientata verso forme di auto-organizzazione. I principi che informano la sua
azione sono sostanzialmente quello della nonviolenza attiva - digiuni,
scioperi alla rovescia, “pressioni” sociali etc. - e quello educativo,
teso a innalzare il tenore di vita della comunità e a favorire lo sviluppo
della cooperazione e di azioni solidaristiche, attraverso la ricerca di un
dialogo costante con la società locale. Nel 1952, quando fonda il Borgo di Dio, il banditismo
era al tracollo, ma i tassi di violenza che si registravano nel territorio da
lui prescelto per la sua azione, erano tra i più elevati d’Italia. Un
bracciante o un pescatore guadagnavano 400 lire per una giornata di dodici
ore di lavoro, quando si riusciva a trovarlo. Nel quartiere Spine Sante a
Partinico, su 330 famiglie 319 non avevano acqua in casa, i due terzi delle
case non avevano fognature, il tasso delle malattie mentali era elevato. Se
nel quartiere della Via Madonna il banditismo era apparso come il rimedio
naturale alla impossibilità di trovare delle vie legali alla sicurezza
sociale della popolazione, a Spine Sante non si registrava neanche questo
atteggiamento ribellistico. Qui regnavano le malattie endemiche e la follia.
Emblematica di questa condizione di diffusa miseria è la sua prima inchiesta
sociologica nella zona di Palermo, ripresa poi in Fare presto (e bene)
perché si muore (La Nuova Italia, Firenze 1954). I suoi metodi di lotta nonviolenta,
contrassegnati da approdi concreti, diventano ben presto famosi: il 14
ottobre 1952 Danilo inizia il suo primo digiuno sul letto di un bambino morto
per fame; nel novembre 1955 un secondo digiuno a Spinesante (Partinico), mira
a sollevare il problema della diga sul fiume Jato. Nel corso delle sue
ricerche Danilo aveva scoperto che, per migliorare la situazione agricola ed
economica della zona, era stato fatto un progetto che, da molti anni, giaceva
sepolto in qualche ufficio ministeriale: una diga sul fiume Jato. Essa
avrebbe permesso di creare un bacino per irrigare i campi delle zone vicine,
risolvendo così uno dei più gravi problemi della zona, dato che, a periodi
brevi di forti piogge, che slavavano il terreno, succedevano periodi
lunghissimi di siccità che rendevano, a propria volta, i terreni quasi
improduttivi. Ma la mafia si era coalizzata contro il progetto, perché temeva
potesse rivoluzionare l’assetto politico-economico della zona, e l’aveva
fatto affossare. Solo col digiuno del 1962, che sarà seguito da una grande
manifestazione popolare, riuscirà a scuotere le autorità che faranno
riemergere il progetto dal fondo dei cassetti e autorizzeranno l'inizio dei
lavori, alla cui realizzazione Danilo collabora, con i fondi del premio per
la pace e di tanti comitati di amici nati in Italia e all’estero,
organizzando, in varie zone, servizi di assistenza agricola che dovevano
aiutare i contadini a passare da una agricoltura senza acqua ad una che
sfruttasse i benefici dell’acqua incanalata. E' in questa occasione che
Danilo ed i suoi collaboratori, hanno a che fare con la mafia, e Danilo
riceve anche qualche minaccia. In cella, conosce dei banditi che avevano fatto
parte della banda di Giuliano. Da quell'esperienza, ha origine un altro
libro: Banditi a Partinico (1955). Nel ‘55 pubblica su Nuovi Argomenti, la rivista
diretta da Moravia e Carocci, dei racconti autobiografici di ragazzi che
vivevano negli ambienti degradati di Palermo, il lavoro preliminare di Inchiesta
a Palermo. Dolci subisce dal Ministero degli Interni, presieduto da
Tambroni, il ritiro del passaporto, con l'assurda motivazione di avere con le
sue opere diffamato l'Italia all'estero, e un processo a porte chiuse, più
che mai immotivato, per pornografia. Troviamo a difenderlo Carlo Arturo
Jemolo, lo storico della Chiesa, e accanto a lui avvocati di grido,
intellettuali, comuni cittadini. Per il libro Inchiesta a Palermo
Dolci otterrà nel ‘58 il premio Viareggio e lo stesso anno il Premio Lenin
per la pace, i proventi del quale verranno utilizzati nella fondazione del
Centro Studi e Iniziative a Partinico. Il 30 gennaio del 1956 si colloca il digiuno dei
mille" sulla spiaggia di San Cataldo (Trappeto), seguito il 2 febbraio
dello stesso anno dallo sciopero alla rovescia a Partinico, nel corso del
quale Danilo stesso e qualche centinaio di contadini della zona, avevano
occupato una vecchia "trazzera" (strada vicinale tra i campi) e
avevano cominciato ad aggiustarla, per mettere in evidenza il fatto che i
lavori da eseguire da parte della collettività erano tanti e che i contadini
avevano il diritto a lavorare, diritto riconosciuto loro anche dalla
Costituzione Italiana, all’art. 4. Molti di loro, per sottolineare il
carattere di protesta nonviolenta, avevano fatto anche un digiuno. La loro
richiesta era che lo Stato non si proponesse in Sicilia solo in funzione di
poliziotto, ma piuttosto, col volto di assistente sociale e di aiuto allo
sviluppo. Fu "caricato" dalla polizia, denunciato come individuo
con spiccate capacità a delinquere, messo in galera all'Ucciardone per due
mesi con i sindacalisti che lo avevano appoggiato (Salvatore Termini, Ignazio
Speciale e tanti altri), processato e condannato. Il processo che verrà
intentato contro Danilo e i contadini, per occupazione abusiva di suolo
pubblico, servirà a far conoscere al mondo il suo lavoro. Ne esce un vero e
proprio "Caso Dolci" che vede numerosi intellettuali italiani e
stranieri (Silone, Parri, Pratolini,Carlo Ho, Sereni, Moravia, Fellini,
Cagli, Mauriac, Sartre) schierati in comitati di solidarietà e mozioni di protesta:
si registrano inoltre le interrogazioni alla Camera di Li Causi, De Martino.
La Malfa. Sono solidali con lui i suoi stessi avvocati (Carandini,
Piero Calamandrei, Fausto Tarsitano ecc.) e altri studiosi di vari settori,
come gli economisti Sylos Labini e Gunnar Myrdal, oppure il
filosofo-pedagogista Aldo Capitini che gli sarà maestro ed amico. In seguito al "Congresso per la piena
occupazione" (1957), cui partecipano Alfred Sauvy, Bruno Zevi, Giorgio
Napolitano, Paolo Sylos Labini, si verifica l'altro significativo, drammatico
digiuno di Danilo e Franco Alasia a Cortile Cascino (é da ricordare in questa
occasione la visita del celebre giornalista e scrittore Robert Jungk), per
denunciare lo stato di miseria (da lui illustrato anche in Inchiesta a
Palermo) in cui gli abitanti erano costretti a vivere, e per chiedere
una politica della casa più coraggiosa. In seguito a questo digiuno ed al
lavoro fatto in uno dei cortili più famigerati, il già citato Cortile
Cascino, questo verrà risanato. Il piano di interventi trova intanto nel 1958 il
punto di coagulo progettuale e operativo nella fondazione a Partinico del
"Centro Studi e Iniziative". Il Centro è frequentato da molti suoi
amici: Elio Vittorini, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani, Antonio
Uccello, Eric Fromm, Johan Galtung, Emma Castelnuovo, Clotilde Pontecorvo,
Paolo Freire, e tanti altri. L’esperienza del Centro è sicuramente una
tra quelle più rilevanti di sviluppo di comunità (insieme alle
esperienze attivate dal Movimento di Comunità, promosso da Adriano Olivetti)
sviluppatesi in Italia nell’immediato dopoguerra. Alla costruzione del
progetto comunitario e di pianificazione organica fondata sulla
partecipazione e promozione sociale, collaborano attivamente esponenti di diverse
discipline (urbanisti-architetti, sociologi, agronomi, economisti etc.), tra
i quali Ludovico Quaroni, Carlo Doglio, Bruno Zevi, Edoardo Caracciolo,
Giovanni Michelucci, Lamberto Borghi, Paolo Sylos Labini, Sergio Steve,
Giorgio Fuà, Giovanni Haussmann, Carlo Levi, Georges Friedmann, Alfred Sauvy.
Dopo le azioni di lotta per la diga sul Belice
(digiuno a Roccamena del 29 ottobre 1963 e occupazione nonviolenta della
piazza municipale), il 7 marzo dello stesso anno, Dolci dà vita alla sua
espressa opera di denuncia delle connivenze politico-mafiose offrendo precisi
documenti in un Convegno di Studi organizzato a Roma al Circolo della Stampa
da alcune riviste ("Nuovi argomenti", L'Espresso. Astrolabio. Il
Ponte. Cronache Meridionali). Ciò provoca le dimissioni di Messeri da
sottosegretario al Commercio Estero e l'esclusione di Mattarella dal terzo
gabinetto Moro: in cambio il tribunale di Roma condanna lo scrittore per
diffamazione a due anni di prigione su denuncia di Mattarella, dell'onorevole
Calogero Volpe e di numerosi notabili siciliani indicati nella conferenza
stampa come aventi rapporti con la mafia. Danilo digiuna ancora il 10 gennaio
1966 a Castellammare del Golfo. Qui vengono letti pubblicamente documenti
antimafia, seguiti da discussione. Sono poi del 1967 i duecento chilometri di marcia
"per la Sicilia Occidentale e per un mondo nuovo": la protesta
antimafia davanti al Parlamento a Roma e alla sede della Commissione
antimafia; la "Marcia per la Pace nel Vietnam" , oltre mille
chilometri da Milano a Roma e da Napoli a Roma. Nel ‘68 viene fondato a Trappeto il Centro di
formazione per la Pianificazione Organica che si mobilita per prestare
soccorsi nella zona terremotata dal Belice e progetta, inviandolo alle
autorità, un piano di ricostruzione e sviluppo della zona disastrata. Il 26
marzo 1970, dopo un giorno solo di vita, viene distrutta e sequestrata la
"Radio libera di Partinico", fondata su iniziativa del Centro
di Dolci per dar voce ai poveri cristi. Danilo, per conto del giornale di Palermo, L’Ora,
viaggia anche in vari paesi d’Europa e nell’Est, studiando forme di
programmazione e le relative problematiche scrivendo molti articoli su questo
argomento. Gli articoli saranno pubblicati in volume (Verso un mondo
nuovo), e – tradotti in varie lingue all’estero – faranno apprezzare
Dolci in molti ambienti progressisti interessati alla pianificazione
economica e urbanistica. Negli anni più recenti, dal 1970, Dolci appare
volto più a fondo sul versante dell'impegno educativo, che si esprimerà
concretamente nel Centro sperimentale di Mirto, nato nel 1974. Danilo orienta
la propria azione sulla costruzione di un sistema educativo ispirato ai
principi dell’attivismo pedagogico, alternativo a quello tradizionale e in
questa direzione prosegue la propria esperienza di “valorizzatore” sociale. Nel ‘75 gli viene attribuito il premio
Etna-Taormina per la poesia. Danilo svolge in questi anni un’intensa attività
in seminari a cui partecipano esperti come Paulo Freire, Johan Galtung,
Ernesto Treccani e altri, e lavora alla elaborazione di un progetto poetico
che riunisce tutte le sue precedenti raccolte, col titolo emblematico di Creatura
di creature progetto che sottopone ad un continuo lavoro di rifinitura
formale, rinnovamento e integrazione concettuale. Continuo é il contatto con il mondo dei giovani,
che lo porta dalle università di Princeton, Standford, Berkeley, Columbia,
Georgetown, Chicago, Hiroshima, Ahmedabad, New Delhy, alle scuole medie ed elementari
del sud e nord Italia. Ma sarà a causa del Centro di Mirto e della sua
attività educativa che Danilo avrà i maggiori ‘grattacapi’. Gli insegnanti
della scuola infatti, probabilmente non pagati regolarmente per la difficoltà
di trovare fondi tra i sostenitori i quali, dopo il primo periodo di grande
entusiasmo, vanno progressivamente diminuendo, si coalizzano e gli intentano
causa. La stampa italiana da' grande pubblicità a questo fatto, e Danilo, di
cui ormai non si parla da molti anni, è presentato al pubblico italiano come
sfruttatore e disonesto. Da allora, solo piccoli gruppi di insegnanti,
particolarmente impegnati, interessati alla sua metodologia, a loro nota
tramite i suoi libri (Dal trasmettere al comunicare, e Variazioni
sul tema Comunicare), l’hanno chiamato a condurre seminari e incontri di
formazione. A peggiorare la fama di Danilo, almeno per l’opinione pubblica
del nostro Paese, è la separazione con Vincenzina, la madre di cinque suoi
figli, e la decisione di convivere con una giornalista svedese, da cui ha
altri due figli, ma che, dopo qualche anno, lo lascia. In Scandinavia, nel 1981, viene proposto per il
premio Nobel alla pace. Nell’88 lancia un’iniziativa per la costituzione
di un Manifesto sulla comunicazione, cui partecipai. Avverte i pericoli
connessi alla cosiddetta "comunicazione di massa", ossia al
dilagare della televisione e degli altri mass-media che non generano più un
vero contesto comunicativo, ma soltanto trasmissivo, unilaterale. E' molto
preoccupato dall’unilateralità del nuovo modo di comunicare, che influenza i
destini relazionali, impedendo un rapporto diretto e immediato; ma più che
altro ne faceva una questione di potere: chi controlla la comunicazione
globale acquista un potere enorme, che va messo in discussione e controllato.
Al manifesto sulla comunicazione prendono parte i suoi amici di tutto il
mondo, grandi personaggi della cultura internazionale tra i quali Galtung,
Chomski, Freire, scienziati come Rubbia, Levi Montalcini, Cavalli Sforza,
protagonisti della cultura della solidarietà come don Ciotti e monsignor
Bello in Italia e Ernesto Cardenal in Sudamerica. Nel ‘91 contribuisce alla fondazione della Associazione
per l’identificazione e lo sviluppo nonviolento della Calabria. La salute di Danilo comincia quindi a peggiorare,
per problemi di diabete, e infine un arresto cardiaco ne provoca la morte il
30 dicembre del 1997, a 73 anni. (dalle biografie di Alberto L'Abate, Giuseppe
Casarrubea, Giuseppe Fontanelli, S. Pennisi) Riconoscimenti Oltre alla candidatura per il Premio Nobel per la
Pace, Dolci ha ricevuto la Medaglia d'oro per aver tenuto alti gli ideali
della Resistenza (1956); il Premio Viareggio per Inchiesta a Palermo (1958);
il Premio Lenin per la Pace (1958); La laurea honoris causa in Pedagogia
dall'Università di Berna (1968); il Premio Socrate di Stoccolma per
"l'attività svolta in favore della pace, per i contributi di portata
mondiale dati nel settore dell'educazione" (1970); il Premia Prato per
la Resistenza per la poesia di "11 limone lunare" (1970); il Premio
sonning dell'Università di Copenhagen per "il suo contributo alla
civilizzazione europea" (1970); la laurea honoris causa presso
l'Università di Bologna nel 1996. percorsi in rete:
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