Ricordando Danilo Dolci,
poeta maieuta
Articolo pubblicato ne Il Convivio, Trimestrale di Poesia,
Arte e Cultura, n.8, Catania, Gennaio-Marzo 2002
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Se
l’occhio non si esercita, non vede pelle
che non tocca, non sa se il
sangue non immagina, si spegne. Pure
provato da fatiche e lotte, meravigliato
dei capelli bianchi di
persistere vivo, la tua voce pudore
ha di poetare: a
irreprimibile esigenza,
terra acqua creature orizzonte,
ti sono adolescenti parole.
Questa poesia, tratta dal
libro “Creatura di creature”, è stata scritta da Danilo Dolci, una delle
figure più significative della cultura italiana e internazionale del secolo
scorso. Difficile da inquadrare nei limiti di un solo ambito disciplinare, la
sua opera abbraccia diversi campi della conoscenza e si definisce in una
visione attiva dell’intellettuale moderno. Danilo
Dolci nasce a Sesana (Trieste - oggi città slovena) il 28 giugno 1924 da
padre italiano e madre slovena. Dopo aver
conseguito la maturità artistica al Liceo di Brera, si iscrive alla facoltà
di Architettura di Milano. Nel ‘43 viene
arrestato a Genova dai nazifascisti, riesce a fuggire, si rifugia sulle
montagne abruzzesi e in seguito riesce a passare il fronte e raggiungere
Roma. Nel ‘50 entra a far parte della comunità cristiana d’accoglienza
Nomadelfia, sorta in Emilia in un ex campo di concentramento. Nel 1952 si
trasferisce a Trappeto (PA) dove comincia la sua attività coi più miseri.
Diventano famosi i suoi metodi di lotta nonviolenta: il primo digiuno di otto
giorni in seguito alla morte di un bimbo per fame e freddo; “il digiuno dei
mille” sulla spiaggia di Trappeto contro i moto-pescherecci fuorilegge; lo
sciopero alla rovescia di Partinico del ‘56 per la ricostruzione di una
“trazzera” intransitabile che fu seguito dal suo arresto; le denunce aperte e
documentate contro la mafia e i suoi legami con il mondo politico locale. In
oltre quarant’anni di attività ha subito intimidazioni, minacce, arresti,
tentativi di diffamazione, un sequestro, diverse condanne. Ma allo stesso
tempo gli sono stati attribuiti numerosi e importanti riconoscimenti tra i
quali, nel 1958, il Premio Viareggio per il saggio “Inchiesta a Palermo”;
nello stesso anno il Premio Lenin per la Pace; nel 1968 laurea honoris causa
in Pedagogia dall’Università di Berna; nel 1969 medaglia d’oro dall’Accademia
Nazionale dei Lincei di Roma per la sua opera di diffusione dei valori
umanitari e culturali, nel 1970 Premio Socrate di Stoccolma per l’attività
svolta nel settore della pace e dell’educazione; nel 1989 a Bangalore, in
India, riceve il Premio Internazionale Gandhi per l’approfondimento dei
valori rivoluzionari nonviolenti. A questi si aggiunge la ripetuta candidatura al
Premio Nobel per la Pace. Sempre da Trappeto e Partinico, dove ha vissuto e
lavorato, Dolci ha continuato la sua opera di promozione civile, culturale ed
educativa, ha fondato un Centro Educativo, ha promosso convegni e seminari di
studio internazionali, e interventi per lo sviluppo delle zone più depresse;
ma soprattutto ha viaggiato in tutta Italia e nel mondo facendo seminari
nelle scuole con bambini, genitori e insegnanti per esplorare i nessi tra
educazione, creatività e sviluppo nonviolento. Ciò che distingue
maggiormente l’esperienza di Dolci è la “valorizzazione sociale” fondata sul
metodo maieutico, ossia sul reciproco scambio, sulla partecipazione attiva
del soggetto e sulla vera comunicazione in grado di aiutare lo stesso - in
analogia con l’azione della “levatrice”, alla quale rinvia il termine
maieutica - a ritrovare in se stesso la verità e a farla emergere.
Poeticamente parlando, come ebbe a dire Bartolomeo Bellanova, docente di
psicologia sociale all’Università di Bologna, «la poesia, così come si
presenta nei versi liberi del poema di Danilo Dolci, è interazione maieutica
che vivifica ogni essere vivente che si rapporta agli altri e ad altro in un
processo di comunicazione. È segno del suo evolversi. È come un coro di voci
in rigenerazione creativa perché “il fiorire e il maturare urge”. La poesia,
quando è maieutica, esplora polifonicamente e insemina il pianeta terra.
Diviene intuizione, pulsione, creatività autentica. La poesia, quando è
maieutica, è vera educazione all’esistere e all’essere persone creative,
innovative, cooperative, dialogiche nel confrontarsi critico e criticizzante
con gli altri abitanti della terra in un rapporto interculturale dialettico
in cui si riconosce la differenza quale valore, lasciando che tutti,
contrariamente a quanto è accaduto, siano in comunione rigenerativa affinché
la giustizia e la pace diventino una realtà tra i popoli, fino ad oggi così
divisi e/o sfruttati per il prevalere di quelli sorretti da un retaggio di
cultura della dominazione». Danilo è morto il 30 dicembre 1997. Ha pubblicato molti saggi, raccolte
di poesie e inchieste come Chissà se i pesci
piangono (Einaudi,
1973), Esperienze e riflessioni (Laterza,
1974), Poema umano (Einaudi, 1974),
e tra i più recenti: Gente Semplice
(Camunia, 1993), Comunicare, legge
della vita (Lacaita, 1994), La
legge come germe musicale (Lacaita, 1994). Le sue opere sono state
tradotte, tra l’altro, in svedese, russo, giapponese, ungherese e
anche hawaiano. Molti anche gli studi dedicati a Danilo Dolci tra cui: Gandhi, Dolci e noi di J. Galtung
(1957); Danilo Dolci di Aldo Capitini
(1958); Conversazioni con Danilo Dolci
di G. Spagnoletti (1977); Danilo
Dolci educatore di A. Mangano (1992). Danilo è stato mio maestro e la sua
maieutica poesia, strumento di profonda implicazione filosofica: C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo: forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato. C’è
chi insegna lodando quanto
trova di buono e divertendo: c’è
pure chi si sente soddisfatto essendo
incoraggiato. C’è
pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato. ______ Riferimenti bibliografici: 1) Danilo Dolci, Creatura di Creature, Corbo e Fiori
Editori, Venezia, 1983; 2) Danilo Dolci, Se gli occhi fioriscono (1968-1996),
Martina, Bologna, 1997; 3) Gaetano G. Perlongo (a cura
di), Danilo Dolci nell'accademia
del villaggio globale, Web-Site, http://danilo1970.interfree.it, 2000. |