Danilo Dolci.
Ricordi e riflessioni
di Antonino Mangano
|
Chi lo ha conosciuto sa che Danilo Dolci è stato
una personalità singolare e indimenticabile, una personalità che io amo
definire controcorrente. Mi
sono avvicinato a lui verso la fine degli anni settanta dopo aver condotto
una ricerca sulla selezione scolastica, cioè sulle bocciature nella scuola di
base, che colpiscono le aree depresse del territorio nazionale, tra cui i
quartieri svantaggiati delle città. La scuola fa strage di poveri, diceva Don
Lorenzo Milani, ma Danilo aveva una visione forse più ampia di questa “strage”.
L'interesse
per le aree depresse, i quartieri urbani svantaggiati, i poveri, si era
configurato nella ricerca come interesse per il Mezzogiorno italiano: da qui
la curiosità per il lavoro di Danilo, subentrato qualche hanno dopo (la
ricerca è stata pubblicata nel 1976). Uno
dei primi rapporti di natura intellettuale con lui fu deludente: lo avevano
invitato presso la facoltà di magistero a Messina, per un incontro con
docenti e studenti della facoltà stessa. L'attesa era enorme: un'aula
magna gremita più del
solito. Danilo tradì un certo nervosismo entrando in quell'aula; non cominciò
subito a parlare, come ci si
attendeva; chiese una lavagna. Il suo " discorso " ( sul gruppo
mafioso - clientelare e il connubio mafia-politica ) andò avanti non senza un
certo disagio da parte sua: abbiamo visto degli schemi alla lavagna, ma
sentito comunque ben poco del discorso che ci aspettavamo. Finito l'incontro, i docenti in privato
manifestarono il loro disappunto; uno disse: - E' però un
personaggio!... Avrei capito successivamente che era un altro il
tipo di rapporto che Danilo stabiliva nell'affrontare i problemi; l'azione
maieutica, come azione non violenta e valorizzatrice, come promozione interattiva
dei contributi di tutti i presenti (limitati di numero) sul problema
proposto, era ancora estranea a quell'aula che da lui si attendeva un
eccellente discorso trasmissivo! L'esito
di questo primo incontro non troncò i rapporti fra me e lui: divenimmo
ben presto amici; ci telefonavamo più volte la settimana; l'ospitavamo in
casa mia anche per la notte ogni volta che egli si trovava a Messina (invitato per seminari con gli
studenti dell'Università o delle scuole, dal gruppo messinese M.C.E. , ecc.). Una sera ebbi il piacere di ospitare insieme a
lui, un Provveditore agli studi, persona cara sia a me che a Danilo.
Preparammo (io e mia moglie) la stanza per lui, e quella dove avrebbe dovuto
dormire l'altra persona. Danilo però saputa la sua destinazione per la notte
chiese cortesemente al Provveditore di scambiare la rispettive stanze.
Incuriosito, gli domandai come mai desiderava quello scambio. Mi rispose: Lì
ci sono i vocabolari! Danilo lavorava anche di notte, certo. Ma quel che
colpisce in questo episodio è il rapporto incessante con la ricerca
. L'apprendere del bambino e
dell'adulto, il pensare, il produrre mentalmente e per iscritto sono
inconcepibili senza il ricercare (e gli strumenti a ciò necessari). Di
questo la scuola ordinaria non ha chiara coscienza: più che aiutare la
ricerca e l'elaborazione culturale degli studenti, impone la
ripetizione o riproduzione
dell'elaborazione culturale altrui. Un terzo fatto che mi piace
riferire attiene alla solidarietà sul rapporto uomo-animale (uomo - natura)
contro una opposizione e separazione millenaria. Una mattina uscivo dall'albergo che si trova agli inizi dell'abitato di Trappeto
dalla parte di Partinico. Mi dirigevo verso casa di Danilo. Pochi passi dopo
l'uscita dall'albergo mi vedo la strada sbarrata da un gruppo di cani
ringhianti in modo molto minaccioso. Più che essere assalito da timore o avversione verso quegli animali, cercai di mostrarmi amico,
fra l'altro alzando la mano per accarezzarli. Si verificò allora qualcosa di
più di quanto mi aspettasi. Il cane più grosso smise di abbaiare e venne a
prendersi avidamente le carezze. Siccome i più piccoli continuavano ad abbaiare il cane
grosso cercò di farli tacere, strofinandoli con la zampa anteriore. Tornò poi da me a
riprendersi le carezze. Io proseguivo verso la casa di Danilo, il cane grosso
mi correva dietro. Siccome l'animale non mi sembrava molto pulito, cercai di
smettere con le carezze, tenendo un po’ alto il braccio. Il cane mi
accompagnava facendo salti per raggiungere la mano. Al ritorno dalla casa di
Danilo mentre andavo verso l'albergo l'animale ( che apparteneva forse ad una
famiglia vicina ) era ancora nella strada ad attendere le carezze e a saltare per raggiungerle. Raccontai piacevolmente il fatto a Danilo, ma durante
il racconto, forse per un lapsus, la mia mano diventò " la mia
zampa". Questo fatto, proprio per il lapsus, fu considerato da lui
estremamente significativo. Gli era forse la dimostrazione di quanto accadeva
nel mio inconscio: il riconoscimento della parentela, dell'interdipendenza
complessa, fra uomo e animale. Molto spesso, nel dire chi ero io a dei gruppi
che non mi conoscevano, Danilo riferiva questo episodio. Un ultimo ricordo voglio qui raccontare, fra gli
innumerevoli che rendono oltremodo graditi alla memoria il nome e l'immagine
di questo Uomo singolare. Nei balconi delle abitazioni, come sappiamo si
trovano di solito delle piante coltivate sui vasi. Così è anche a casa mia.
In un primo momento questa era per me una pura e semplice routine : mi
limitavo a dare talvolta l'acqua alle piante assetate. Man mano però mi
capitò di fare qualche osservazione. Nei balconi, di necessità, la luce
solare colpisce le piante solo da una parte, perché dall'altra parte c'è di
solito il muro dell'abitazione. Si verifica che il complesso vegetale, che si
trova in ciascun vaso, si dispone < a scale > , con le parti
"anteriori" ( quelle dal lato del sole ) più basse, e le parti
"posteriori" (vicine al muro) più alte. Si viene a creare così un
piccolo " Sistema" che permette a tutte le foglie della stessa
pianta o di più piante di godere, nella maniera migliore, della luce solare,
di non stare cioè all'ombra ( e di attendere, credo, alla fotosintesi
clorofilliana ). Una volta essendo Danilo a casa mia, lo invitai ad
osservare: non so se conoscesse il fenomeno, ma commentò meravigliato: -
Quale profonda lezione per gli uomini! Da uomo impegnato a favore dei deboli, di
studioso conoscitore della scienza della complessità, egli scorgeva
nell'armonia, nel rispetto reciproco interno alla natura, una legge enorme
che gli uomini hanno bisogno di apprendere e di osservare! Il pensiero e l'opera di Danilo si collocano al
di là del mondo "moderno". Per questo le sue proposte sono attuali
valide per affrontare molti dei problemi che affliggono attualmente
l'umanità, a livello sia locale che globale o "planetario", come
egli talora si esprime. Gli scritti qui inseriti si muovono in questa
ottica.
|