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Il “Gruppo Educhiamoci alla Pace ”di Bari ha fortemente voluto
e con coraggio promuovere un laboratorio maieutico con l’inossidabile
e competente calabrese Raffaello Saffioti, collaboratore
di Danilo Dolci, dell’Associazione
Associazione “ Casa per la pace “D.A.Cardone ” di Palmi. La
tematica che ha fatto da sfondo integratore era impegnativa nonché
ampia ed insidiosa:
<<Il cammino della nonviolenza tra educazione e politica>>.
Immersi in un paesaggio rigoglioso proprio della stagione
primaverile, tra ulivi, trulli e ciliegie, un motivato gruppo si è
ritrovato per farsi interpellare su questioni vitali, rendendosi conto
che viviamo una fase storica
e sociale in movimento. Siamo partiti interrogandoci sull’importanza
basilare delle relazioni umane, la cui faticosa e necessaria
qualità, sempre da costruire, rende lo scandire del tempo della nostra
vita quotidiana significativa e sensata. Sì, perché non si può pretendere
di istaurare e fondare una nuova politica
senza prendersi cura del benessere personale e collettivo.
Segnali incoraggianti di cambiamento, in tale direzione, sono emersi
dalle recenti elezioni regionali, specie nel sud, che ci spingono
inevitabilmente a cambiare rotta, a partire da un auspicabile confronto
per rilanciare lo sviluppo sostenibile tra la
Puglia di Nichi Vendola
e la Calabria di Agazio Loiero. Ci siamo chiesti, allora, come tra queste regioni si possono costruire ponti
di giustizia e di democrazia partecipata, essere disponibili
ad intravedere orizzonti intrisi di pace e di nonviolenza attiva,
solida, dal basso. E quando
ci siamo interrogati su quale nuova politica intraprendere, ci siamo
rifatti a quella lapidaria ed
attuale definizione dei ragazzi della scuola di Barbiana
di don Milani <<…ho imparato che il problema degli atri è uguale
al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.>>
La politica, ci siamo detti, è uno straordinario strumento per risolvere
e rendere sereni ed attivi i cittadini se è funzionale a garantire
un benessere integrale, con il contributo e il coinvolgimento di tutti,
senza avarizia e tentazioni di rinchiudersi nel proprio particolarismo
privato che provoca indifferenza e pigrizia.
E ci siamo convinti che la politica
deve essere influenzata positivamente ed orientata da processi educativi permanenti, in
grado di trasformare ed operare per la crescita e lo sviluppo. Costanti
processi educativi, in tal senso, possono essere capaci di collegare
l’etica all’estetica, l’utopia alla concretezza, la pace al realismo, i sogni alla quotidianità la
politica alla nonviolenza. Dopo aver prospettato una bibliografia
mirata ed aver permesso ai partecipanti di sfogliare
e vedere sul grande tavolo
i libri, si è convenuto di puntare sulla necessità imprescindibile
di creare un Centro Studi
e documentazione, per ricercare, approfondire, riflettere ed esplorare
strade, non ancora percorse. Tutto questo ci siamo domandati può essere
molto utile per creare collegamenti tra gruppi, facilitare scambi
di esperienze, promuovere reti virtuose. Il rievocare la vita e le
opere di testimoni come Gandhi, Milani, Bello, Dolci, Capitini, Balducci
e La Pira hanno spronato tutti noi a percorrere cammini impegnativi
di liberazione e di pienezza. Abbiamo vissuto, perciò, un laboratorio
maieutico intenso ed emozionante. Ognuno ha potuto esprimersi liberamente,
sentirsi a proprio agio, senza essere giudicati. Ci siamo regalati pezzi di
vita, scorci e colori dell’anima,
tasselli di umanità, tralci di inquietudine, scambi di desideri, sprazzi
di delusioni, voglia di condivisione
di speranze. Abbiamo potuto con lealtà dichiarare i nostri limiti,
abbiamo posto interrogativi e riformulato altre domande di senso.
Insomma, senza sciocche pretese esaustive, abbiamo vissuto, grazie
al raffinato coinvolgimento di tutti, un’esperienza di maieutica
calda, non spiegata, asettica, che è riuscita a farci percorrere
un tratto di strada, verso una consapevolezza scomoda ed utile allo steso tempo,
capace di farci assumere un impegno politico ed educativo serio e rigoroso.
In grado di rappresentare linfa vitale che scorre, scuote, agisce.
Tenendo lontani gli inaffidabili e pericolosi compagni di viaggio
quali il virus del dominio, della prevaricazione, dell’ingiustizia
e di tutte le violenze. << Ciò
che importa è che la nonviolenza si faccia
strada, in ogni gruppo politico e a questo riguardo credo nel mantenimento di un contatto costante con persone che si augurano
una trasformazione profonda,
rivoluzionaria ma nonviolenta
dei rapporti sociali.>> così scriveva Danilo Dolci nel 1958.
E sulla scia di queste sapienti considerazioni,
dopo un laboratorio del genere, possiamo raccontare che abbiamo
voluto con passione e convinzione far posto ad una pratica comunicativa
creativa, gioiosa, contagiosa.
Ci abbiamo provato e ne siamo soddisfatti!
Il laboratorio continua…
28/29.05.2005
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