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Era ora! Ecco ciò che mi è venuto
in mente subito da esclamare dopo aver letto sull’ultimo numero di
“Conflitti” l’appello stimolante di Daniele
Novara a proposito della maieutica come un metodo nuovo per riscoprire aspetti inediti da sperimentare nell’ambito
educativo. Ripensare il metodo maieutico, io ne sono persuaso, è una
scelta coraggiosa ma anche insidiosa. Non si può sapere prima a
tavolino dove può portare! E ben venga un rigoroso e fecondo confronto.
Al di là degli studi scolastici ed universitari su Socrate e Platone, mi sono avvicinato di più
alle tematiche inerenti allo strumento/metodo maieutico quando a Barbiana nell’estate
del 1986, come coordinamento nazionale degli insegnanti per la nonviolenza,
decidemmo di invitare Danilo
Dolci. Lui in quella preziosa e proficua occasione
ci accompagnò in una lucida e
serrata riflessione del suo "Palpitare di nessi"
e così cominciai a masticare argomenti con un approccio intrigante
ed impegnativo. In tale circostanza, ebbi la fortuna
di conoscere un curioso ed arguto docente calabrese di Palmi,
Raffaello Saffioti, che
iniziò una fertile, appassionata collaborazione proprio con Danilo. Anni
dopo, quando fui destinato, in quanto preside, proprio ad una sede
calabrese, ebbi modo di frequentare entrambi, e ho cominciato sempre
più a prendere dimestichezza con un approccio che mi permette ancora
oggi di pormi degli interrogativi utili ed arricchenti. In vari ambiti
e settori, specie nella scuola ma non solo, si è invitati a mettere
in discussione certezze e tentazioni di rassegnazione. Si scopre sempre
un protagonismo nuovo, ci si educa ad un pensiero
critico e creativo. Emerge un modo circolare e funzionale per
vivere i processi comunicativi in modo solido ed inusitato. Si sperimenta
sulla pelle uno stile di costruzione delle conoscenze, avendo fiducia
in se stessi e negli altri, si consente e si incoraggia tutti a parlare,
ad esprimersi, a venir fuori, insomma a sperimentare delle potenzialità
spesso positive, in un solo verbo: a
ri-nascere.
Sto esagerando? … provare per credere!
La maieutica, la poesia, la musica, la comunicazione rivisitate e
trasformate da Danilo sono un
benefico “schiaffo” che ha risvegliato in me un grande desiderio di
ricerca e di riscoperta da applicare, però, concretamente in una prassi
che cambia la scuola, le relazioni, l’impegno socio-politico,
la vita. Ebbene, sto ancora cercando
di vivere la struttura maieutica, non quella solo letta ed imparata
meccanicamente, che finora
mi ha aiutato a ri-definire
e ri-pensare il modo di insegnare, di apprendere,
di vivere i temi connessi all’educazione, alla nonviolenza ed alla
democrazia. Il metodo maieutico, perciò, va a braccetto con una costante
ed incessante costruzione dei
saperi plurali, che non solo non sono asetticamente trasmessi
o indotti, ma si insinuano nella struttura portante del pensiero critico,
consapevole, liberante. Provare a mettere in pratica la maieutica
diventa sempre più una sorta di “pungiglione” che porta a cambiarsi
e cambiare, a dare valore al potere personale positivo che è insito in ognuno di noi, quando non
ci facciamo inoculare dal virus
della prevaricazione e del dominio. Oltre il proprio salutare benessere,
è giunto oggi il momento di impegnarsi per difendere i valori
della democrazia, della Costituzione repubblicana
e darsi da fare per affermare un preciso e necessario impegno politico.
Che metta al centro le creature che comunicano e creano appunto pezzi
di umanità sempre più matura e partecipata. Tale da tessere una rete
virtuosa di connessioni necessarie per capire, documentare,
agire e cambiare. Sto esprimendo
questi frammenti di idee, perché sono molto affascinato dalla ricerca che proprio Raffaello sta compiendo.
Fa proprio bene alla salute leggere attentamente le sue fitte ed illuminanti pagine di introduzione
ad un’antologia di testi dolciani dall’eloquente titolo “ Democrazia
e comunicazione ”-metodo
politico per un mondo nuovo nonviolento. Ed anche queste personali
riflessioni, chissà, possono essere
utili alla preparazione dell’evento promosso dal Cppp a Piacenza
il 4 e il 5 novembre del 2005 ed essere motivo di considerazioni ulteriori.
Perché il rinchiudere le provocazioni maieutiche dolciane solo nell’alveo
di un tecnicismo pur efficace ma intimistico può risultare benefico
e consolatorio da una parte, riduttivo
e deviante dall’altra. Il laboratorio maieutico, in tal senso
non può essere considerato solo un laboratorio
educativo, angelico che fa esprimere tutti e poi non
provoca significativi cambiamenti.
Va inteso come un laboratorio
polivalente, aperto, non scontato che genera sempre nuove
domande e nuovi impegni; si trasforma, in definitiva,
in un laboratorio politico
permanente. Che fa scaturire, a sua volta, interrogativi coinvolgenti
per provocare risposte calibrate, mirate,indirizzate alla costruzione
di un benessere collettivo che si integra con quello personale.
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